La professoressa Forte sulla mostra che cambia prospettiva alle cicatrici

La docente, intervistata da #ZanaNews, spiega il suo coinvolgimento in quest'importante progetto

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Elisabetta Forte da anni collabora come docente di Laboratorio trucco nella sede di Desenzano, prendendo parte attiva all’organizzazione di eventi e concorsi. Vanta una pluriennale esperienza come make-up artist, offrendo la sua professionalità nel trucco sposa, ma non solo. E’ specializzata in dermocosmesi, bridal styling e armocromia.

Con orgoglio ci ha raccontato la sua partecipazione alla mostra della fotografa Cristina Penocchio, unica nel suo genere: “Kintsugi, preziose cicatrici“. Presentata a Desenzano, verrà riproposta ciclicamente in varie Gallerie bresciane.

Professoressa, cosa vuol dire “Kintsugi”?

“Kintsugi è un’antica arte giapponese per ricomporre frammenti di ceramiche rotte, riunendoli con una polvere d’oro così da riempire le crepe e impreziosirle, conferendo una nuova bellezza a questi oggetti ‘rovinati’. Esattamente come in questa tecnica, le cicatrici di donne che hanno subìto interventi chirurgici sono state “impreziosite” da Annamaria Valentino, facendo acquistare loro un nuovo valore simbolico, di crescita e forza interiori. Io ho curato il make-up e l’acconciatura”.

Come si è sentita al momento in cui è stata coinvolta nel progetto?

“Bella domanda. Inizialmente ero titubante perché le malattie, le sofferenze, le morti  mi spaventano alquanto e non riesco a gestire ansia e paura. Poi, quando ho incontrato tutte le partecipanti, sono stata investita dalla responsabilità di un progetto così importante e significativo. In ogni caso il momento in cui ogni donna ha parlato della sua ‘cicatrice’ mi ha scosso profondamente e ricordo che quella notte non riuscii a dormire. La realizzazione pratica è stata di per sé divertente, in un clima di collaborazione e disponibilità, coalizzate per la riuscita del progetto”.

Come si è rapportata con queste donne?

“Con loro ho avuto un atteggiamento di estrema disponibilità, ma sempre con estremo tatto e rispetto della privacy”.

Cos’ha provato nell’osservare la sofferenza impressa nel loro corpo, comparata con la voglia di vivere che emanano?

“Il progetto e le donne stesse mi hanno trasmesso un enorme coraggio, senso della vita e della dignità umana, oltre ad una forte fiducia nel futuro”.

Se lei si fosse trovata al posto di queste donne formidabili e piene di vita, avrebbe avuto il coraggio di mettersi a nudo e mostrare le proprie cicatrici?

“A questo non saprei rispondere: da una parte avrei avuto vergogna nel mettere ‘a nudo’ il mio corpo e la mia sofferenza; dall’altra credo che un progetto di questo genere mi avrebbe sicuramente conquistato per il profondo messaggio di valore e speranza”.

Romano Valery e Aurora Zarcone, III estetica.