Pazze giornate di quarantena in famiglia

La telecronaca di una "normale" giornata al tempo del Cronavirus

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Durante la quarantena, non è detto che si debba impazzire perforza, ne parlavo prima anche con il frigorifero…

Volete sapere cosa significa stare in una famiglia di sei persone in quarantena? Una famiglia di sei persone dove almeno cinque sono impegnate in videolezioni scolastiche o smartworking?

Al mattino ci si sveglia non per far colazione, ma per accaparrarsi il computer migliore e, dopo che ti sei alzata prima degli altri e riesci ad aggiudicartelo, succede che parte la connessione. Alle urla per la perdita della connessione si alternano quelle dei fratelli più piccoli che si azzuffano e si incolpano l’un l’altro per avere disturbato la rispettiva privacy durante la lezione. Casa mia sembra la casa della cultura: vai in cucina una bella lezione di storia tenuta dalla mamma insegnante ai suoi ragazzi, nello studio un po’ di ripasso di divisioni, mentre ai piani alti si consolida l’inglese e se non stai attento sei coinvolto anche tu nell’interrogazione.                                                                                                                  Il caos di queste interminabili mattinate è interrotto solo dall’arrivo del corriere, accolto con tutti gli onori perché unico collegamento con il mondo esterno. Al pomeriggio i computer lasciano lo spazio al telefono per chiamate a nonni, zii, amici vicini e lontani.
E che dire del nostro cane? Lui no, non sa che c’è la quarantena, per cui continua a scappare per la gioia dei nostri vicini che, temendo possa essere veicolo di coronavirus, quando ci vedono passare sgranano gli occhi con fare minaccioso.

È il momento della cena e ognuno vuole improvvisarsi cuoco, dal più piccolo al più grande perché, dopo una giornata digitale, si vuole mettere le mani in pasta. La cucina diventa dunque un campo di battaglia: chi fa una torta, chi un’insalata fantasia, chi una frittata con tutti gli avanzi che si riescono a reperire e chi mentre gli altri cucinano passa e assaggia.        Voi potrete dire che posso ubriacarmi per prendere il tutto in ridere, ma sono anche astemia.

La sera si conclude con una successione interminabile di giochi di società riesumati per l’occasione. Sembriamo davvero la casa del “Mulino Bianco”, tutti riuniti intorno al tavolo con una bella ciotola di pop corn, ma basta un dado tirato male o un “salta il turno” di troppo,  per passare dal paradiso all’inferno e tutti concludono con “basta, non gioco più, me ne vado”. Ma dove vai? Sembra replicare l’ennesimo e martellante messaggio di pubblicità progresso che ormai è il tormentone di questa “corona stagione”: #iorestoacasa.

Sofia Nini