Red allarm: un ”tampon box” per fare squadra e farsi sentire

Tabù o non tabù, non è questo il dilemma, ma le tasse sì 

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In Scozia gli assorbenti sono gratuiti per tutte le studentesse, in Francia vengono rimborsati dal sistema scolastico, mentre la Spagna vede l’IVA sui prodotti per l’igiene intima quasi del tutto azzerata. In Italia, di contro, tamponi e assorbenti sono tassati al 22%. Cosa fare, dunque, per smuovere l’opinione pubblica?

Qualche dato di “allarmante arretratezza”

Secondo un rapporto UNESCO in Africa sud-Sahariana una ragazza su dieci non frequenterebbe la scuola durante il ciclo. In Pakistan, Malawi e Nepal le donne sono costrette ad usare vecchi stracci o ciuffi d’imbottitura dei materassi. In Uganda le giovani si sentono più sicure indossando una gonna in pelle di capra, mentre in Zambia tamponano il flusso avvolgendo sterco di vacca in un panno. Se ci spostiamo al di là dell’oceano quel periodo del mese non sembra meno tabù: in Bolivia, ad esempio, le donne accumulano gli assorbenti usati in un apposito zaino convinte che il sangue mestruale, a contatto con gli altri rifiuti, possa innescare reazioni dannose per la salute, e perfino causare il cancro. In Nepal il tabù del ciclo non è lontano o vissuto diversamente che nei più arretrati paesi del Terzo mondo: gli uomini non devono venirne a conoscenza e, secondo il “chhaupadi” le donne sono costrette all’isolamento in capanne prive di acqua potabile e cibo. E non crediamo che per trovare un popolo che non solo parli e viva serenamente il ciclo ma, addirittura lo celebri, si debba far tappa in Europa: solo per gli indiani Cree non è più un tabù. Anzi, il menarca viene “festeggiato” con una solenne cerimonia in un luogo sacro. Prende il nome di “berry fast” ed è un momento di autoconsapevolezza in cui le donne sono invitate a riflettere sul loro corpo e il ruolo che avranno nella tribù, ma anche realizzare oggetti sacri che le accompagnino durante le mestruazioni. Per fortuna non “tutto il mondo è paese”…

Questione di numeri, e di buon senso

Nel mondo l’impatto a tema assorbenti è impressionante: li usano infatti circa 3 miliardi di donne. Eppure ancora vige, se non la paura, quanto meno il disagio di parlarne e considerarli bene di prima necessità. Guardiamo l’Italia: ci sono circa 20 milioni di donne in età mestruale. Ognuna di queste ha il ciclo per più o meno 30 anni, 12 volte al anno. Fanno circa 400 volte in una vita, cioè oltre 2mila giorni di mestruazioni. Dovrebbe bastare questo per far capire che l’uso d’un prodotto igienico sanitario tanto importante e utilizzato nella vita di una persona non possa essere relegato al pari di qualsiasi altro oggetto di consumo. Eppure accade.

Cosa fare?

La pagina di instagram di @accountciclo si sta battendo per introdurre nelle scuole un contenitore in cui lasciare o prendere un assorbente in caso di estrema necessità. Sarebbe già qualcosa. Un modo per sensibilizzare al problema, ma anche imparare a “fare squadra”. Un segno di solidarietà e di pacifica protesta. Questa scatola viene chiamata ”tampon box“. Riusciremo anche noi allieve del CFP zanardelli a realizzare questo sistema di autoaiuto?